Il corso “Filosofia, Psicoanalisi, Intelligenza Artificiale: dialogo creativo possibile?” proposto da Fondazione Hapax nasce dall'omonima Giornata di Studio realizzata dall'Associazione Inconscio e Civiltà in collaborazione con la Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica il 26 ottobre 2025 con l'obiettivo di indagare se e come filosofia, psicoanalisi, semiotica, linguistica e psicosocioanalisi possano contribuire a contrastare gli effetti negativi di IA con un efficace controllo preventivo.
Il travolgente, incessante, “perturbante” (nel senso freudiano del termine) sviluppo dell’IA generativa e del suo ambizioso progetto di realizzare la “torre di Babele” di tutte le lingue e del sapere dell’Umanità, accanto all’innegabile e impressionante aspetto di progresso creativo utilitaristico, comincia a mostrare risvolti pericolosi e distruttivi, aggravando la disuguaglianza tra le classi sociali e minacciando l’equilibrio psichico delle persone, soprattutto dei più giovani (psicocrazia).
Bartolomeo Mondrucchio, ingegnere informatico, professore ordinario di Scienze Informatiche del Politecnico di Torino, dopo una descrizione della tecnologia dell’IA e dei recenti sviluppi destinati a moltiplicarsi enormemente con l’avvento dei computer quantistici, prevede che il destino dell’IA dipenderà dall’uso che ne faranno i suoi “padroni”, mentre la sua affidabilità in termini di rapporto verità /menzogna, dipenderà dalla qualità dei dati con cui IA sarà “nutrita: se prevarranno le fake news e informazioni di bassa qualità, anche IA si impoverirà nelle risposte.
Davide Picca, professore di Semiotica Linguistica all’Università di Losanna, ritiene che IA non possa possedere le capacità simbolopoietiche dell’uomo ma sia un elaboratore, un assemblatore straordinariamente veloce di segni-lettere-numeri secondo regole sviluppate da linguisti e semiotici (in particolare da Umberto Eco).
Luca Maria Possati, professore di Filosofia della Tecnologia all’Università di Twente (Olanda), propone una interessante applicazione di fondamentali concetti psicoanalitici (transfert, identificazione proiettiva, proiezione, identificazione mimetica, ecc.) per comprendere alcuni fenomeni particolari generati da IA, non introdotti “consciamente” dai programmatori (si usa l’espressione “allucinazioni”), che si realizzano nella relazione uomo-macchina (relazione contenuto-contenitore nel senso di W. Bion) come naturali effetti della dialettica conscio/inconscio. In questa prospettiva la psicoanalisi può dare un grande contributo alla comprensione del funzionamento dell’IA generativa e del suo possibile controllo.
Stefano Tartaglia, professore di Psicologia Sociale all’Università di Torino, illustra, accanto ai benefici dell’uso intelligente di Internet e di IA a scopo di studio e di informazione, i danni psicologici e sociali a cui l’uso dei dispositivi elettronici espone soprattutto bambini e adolescenti, quando si affida passivamente ad essi la delega dell’apprendimento logico e critico, fondato sullo studio e sulla crescita personale consapevole e responsabile.
Roberto Giorgio Maier, professore di Teologia e Filosofia Morale all’Università Cattolica, considera gli aspetti antropologici ed etici posti dal dilagare incontrollato dell’IA e del suo impatto sui sistemi di credenze e modificazioni delle formae mentis delle persone, con possibili danni e condizionamenti nella gestione delle emozioni e del pensiero verso un cambiamento imprevedibile e una possibile era di transumanesimo.
Lorenzo Curti, psicanalista di formazione lacaniana, porta un caso di un soggetto psicotico che intrattiene un dialogo con IA che, in modo compiacente, ne sostiene e rafforza le credenze, fornendo un effetto di contenimento e razionalizzazione. Risulta evidente che lo sviluppo recente di psicoterapie sostenute con alias di terapeuti creati dall’’IA, private dalla fondamentale reale presenza di analista e analizzante, può fornire al paziente compiacenti sostegni a ciò che essi dicono, ma non la comprensione della reale esperienza trasformativa del lavoro psicoanalitico.
Giuseppe Bottero, vicedirettore de La Stampa, illustra gli attuali aspetti di IA nei media, mettendo in risalto alcuni elementi innegabilmente utili a cui fanno da contraltare altri estremamente negativi (perdite di posti di lavoro, inosservanza dei diritti d’autore, esposizione grave a notizie non controllate da personale professionale accreditato, ecc).