In un’epoca segnata da numerosi conflitti attivi, da forme pervasive di violenza collettiva e da un’esposizione mediatica costante a immagini provenienti da scenari di guerra, diventa fondamentale acquisire competenze per leggere i meccanismi psicologici su cui si fondano le dinamiche di aggressività, ostilità e sopraffazione. Con un approccio interdisciplinare che intreccia psicoanalisi, psicologia sociale, etologia, filosofia, studi culturali, il ciclo Guerra e violenza intende fornire strumenti interpretativi per comprendere le radici e l’impatto psichico, sociale e culturale dei fenomeni bellici.
Nicole Janigro esplora la prospettiva di Sigmund Freud sulla distruttività umana, mostrando come guerra e violenza siano fenomeni connessi al conflitto interno fra Eros e pulsioni di morte. A partire dai testi freudiani, dal Disagio della civiltà allo scambio epistolare con Einstein (Perché la guerra?), vengono illustrati i meccanismi psichici che accompagnano stati di scissione, negazione, disumanizzazione dell’altro, con particolare attenzione al ruolo dei traumi collettivi, alle nevrosi di guerra e alla dialettica fra Io pacifico e Io bellicoso.
La lezione di Ugo Morelli approfondisce la differenza tra aggressività, intesa come movimento naturale di avvicinamento all’altro, e distruttività, intesa come esito patologico dell’incapacità di riconoscere le differenze. Partendo dalle ipotesi di Franco Fornari e di Erich Fromm (guerra come elaborazione paranoide del lutto e distruttività come modalità di fuga dall’angoscia di morte), la lezione approfondisce la necessità di una cultura del conflitto come alternativa concreta alla violenza, chiarendo come cooperazione e conflitto sono dinamiche complementari e fisiologiche, mentre il tentativo di rimozione del conflitto alimenta negazione, stereotipi, sopraffazione.
La lezione di Romano Madera su Carl Jung introduce il contributo di quest'ultimo sul tema della violenza, incentrato sul concetto di Ombra: ciò che l’Io rifiuta e proietta all’esterno trasformando l’altro in capro espiatorio. Attraverso il mito di Sigfrido, la lotta con l’Ombra e l’idea di una “guerra civile interiore”, Madera mostra come la pace esterna sia impossibile senza l’integrazione del conflitto intrapsichico. Il percorso evidenzia come la violenza collettiva sia alimentata dalla rimozione del negativo, dalla fusione tra archetipi e realtà sociali, e da processi di proiezione che trasformano lo straniero, esterno o interno, in nemico.
Andrea Giardina analizza l’opera di Konrad Lorenz, padre dell’etologia moderna, mettendo in luce la sua teoria dell’aggressività innata e i suoi sviluppi nell’interpretazione della violenza umana. La lezione affronta la distinzione tra aggressività interspecifica e intraspecifica, il ruolo evolutivo dei riti inibitori, la crisi contemporanea dei meccanismi naturali di contenimento e lo scompenso fra ritmo culturale e ritmo biologico che caratterizza il mondo moderno. Ampio spazio è dedicato alle riflessioni di Lorenz sull’ambientalismo, sulla degenerazione della cultura, sulle manipolazioni sociali e sul pensiero tecnico che amplifica potenzialmente la distruttività.
Gabriella Caramore propone una lettura filosofica della guerra attraverso lo sguardo radicale di Simone Weil, autrice che ha assistito direttamente alle lacerazioni del Novecento. Caramore approfondisce tre punti chiave di Weil: lo sguardo sulla storia dalla prospettiva della sconfitta; la responsabilità umana nell’uso degli strumenti di distruzione; la necessità di un pensiero in divenire, non dogmatico, capace di orientare verso forme nuove di speranza. Una prospettiva che invita a coltivare uno sguardo ampio, capace di tenere insieme vulnerabilità, etica della responsabilità e consapevolezza dei limiti umani, elementi indispensabili in tempi di crisi e conflitto.